ISOLA DI LINOSA

Le isole che i greci battezzarono Pelàghia (isole d'alto mare) sono molto più vicine all'Africa che alla Sicilia. Linosa è la sommità di un vulcano ormai spento, coperta da bassa vegetazione. Terrazze coltivabili sono state ricavate sui versanti e nei crateri dei tre coni vulcanici: il monte Vulcano a sud, il monte Rosso a nord, e il monte di Ponente a ovest, con pareti a picco sul mare. Nella sagoma scura di Linosa spiccano le case dell'unico centro abitato, raccolto intorno a un piccolo porto sulla costa sudoccidentale dell'isola. Ci sono altri due scali, usati in relazione alle condizioni del tempo: cala Pozzolana a ponente (il maggiore approdo dell'isola), e cala Mannarazza a nord, ridossata dai venti meridionali. La costa, rocciosa e scura, ha fondali bellissimi, ideali per fantastiche immersioni. L'unica spiaggia di Linosa, nei pressi di cla Pozzolana, è luogo di deposizione delle tartarughe marine.
Secondo studi geologici Linosa dovette emergere durante il quaternario antico e deve la sua origine alle eruzioni avvenute lungo la linea di frattura che corre tra la costa est della Sicilia e il litorale di Tunisi. La sua attività eruttiva risale al pleistocene, ipotesi avvalorata dall'età dei fossili, presenti nei tufi stratificati della parte est del monte di Ponente. I tre monti delimitano una conca centrale, detta "Fossa del Cappellano", fondo craterico residuo di un più grande complesso vulcanico. Alla base dei monti si estendono i campi lavici occidentali, orientali e meridionali. Il medesimo asse vulcanico ha dato origine, grazie a un vulcanismo fondamentalmente alcalino, alle isole di Pantelleria e Linosa, le cui porzioni emerse rappresentano in minima parte le culminazioni di strutture molto più imponenti. Nella storia vulcanica dell'isola è possibile riconoscere quattro fasi di attività e tre paleosuoli testimoniati da fossili di radici, stipiti e foglie di palme nane.