Da visitare a Segesta

Il tempio di Segesta

La sua mole grandeggia solenne e solitaria nel deserto paesaggio che la circonda. Venne edificato probabilmente negli ultimi trent'anni del V sec. a.C., all'esterno della doppia cinta muraria della città. Celebrato come uno dei più importanti esempi di stile dorico, si eleva su di uno stilobate a gradini con una superficie superiore di m. 61,15 x 26,25, su cui si innalza il peristilio formato da 36 colonne non scanalate, sei sulla fronte e 14 nei lati lunghi che sorreggono ancora la trabeazione e i due frontoni. Le colonne alte m. 9,36 con il capitello, misurano alla base m. 1,95 di diametro e al vertice m. 1,56, distanziate negli intercolumni di m. 2,40 e composte da dieci-dodici rocchi. Il tempio è coronato dall'architrave e timpani con metope piane sulle due fronti. Molti studiosi sostengono che la costruzione dell'edificio templare sia stata interrotta nel 409 a.C., per l'assenza di copertura. Mentre altri propendono per la tesi che, essendo Segesta, una ricca città, non si è volutamente data opera alla copertura, adibendo il tempio a cielo aperto a culti elimi, ma con l'intento di nobilitarne l'aspetto secondo lo stile dorico dei templi greci. Può essere verosimile che, in uno dei rari periodi di minor tensione politica e militare fra Segesta e Selinunte, i Segestani abbiano fatto ricorso alla conclamata abilità degli architetti Selinuntini per dare forma monumentale di tempio greco al luogo di culto elimo più importante della loro città.


Il Teatro di Segesta

Il teatro sorge sulle pendici settentrionali del Monte Barbaro nel sito dell'Acropoli nord della città. In una grotta al di sotto della cavea gli scavi archeologici, eseguiti sotto la soprintendenza di P. Marconi nel 1927, hanno restituito materiali preistorici e resti di costruzioni riferibili al X-IX sec. a.C. sembra appartenere alla seconda metà del IV sec alla luce delle recenti indagini archeologiche. L'ampio semicerchio di 63 cm. di diametro della cavea è suddiviso in sette cunei con venti gradinate scavate nella roccia e altre sorrette da blocchi di calcare. L'edificio scenico è separato dalla cavea da passaggi scoperti e strutturato con parasceni quadrati decorati da due figure della divinità greca Pan. Oggetto di rifacimenti e restauri oggi il teatro è adibito a rappresentazioni di drammi antichi ogni due anni, ovvero, diventa "La scena millenaria per i classici del mondo", rappresentazioni teatrali che evocano l'atmosfera d'altri templi. Abbiamo già accennato all'area sacra di contrada Mango, dove ai piedi di M. Barbaro, su un'area pianeggiante, i recenti scavi compiuti hanno messo in luce un santuario rettangolare recintato da una muraglia di m. 88x47, nel cui interno sono apparsi i resti di un tempio dorico che ebbe due fasi di costruzione dal sec. VI al V a.C. Delle mura non sono ancora state esperite ricerche in modo organico, si conosce solo la doppia cerchia delle fortificazioni, alcune porte e torri quadrangolari di cui restano da stabilire le varie fasi costruttive e dei rifacimenti. Sono ancora avvolte nel mistero le ubicazioni delle necropoli segestane ed è probabile che siano salve dai saccheggi dei moderni predatori. In tempi recenti si è dato avvio allo scavo del castello arabo e scevo sull'acropoli nord e ai primi saggi archeologici dell'area urbana dell'antica Segesta. Nella tarda epoca romana è probabile che una parte della città sia stata trasferita sulla strada dell'emporio segestano di Castellammare, nei pressi di una sorgente di acque sulfuree dove esistono avanzi di tale epoca. La fine della città è da mettere in relazione con l'invasione dei Vandali di Genserico che l'occuparono e la distrussero intorno al 486 a.C.

 

 

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