Noleggio barche a Cefalý , escursioni a Cefalý, la storia di Cefalý

Lo splendido scenario naturale è dominato dalla Rocca, l'alta falesia che originò il nome dell'antica città: Kephaloidion, dal greco kefalè (capo). Si trova in una posizione privilegiata nella provincia Palermitana, costruita attorno ad una rocca massiccia ed imponente che nel corso dei secoli ha sempre svolto un ruolo difensivo.
Cefalù è uno dei 15 Comuni siciliani rientranti nel famoso Parco delle Madonie, importante centro non solo naturalistico ma anche storico perchè in esso sono preservate le testimonianza del passaggio umano nella zona nel corso dei millenni, passaggio testimoniato dai reperti relativi a masserie, chiesette rupestri, mulini. Forse già sede di un insediamento preistorico, la città comincia ad essere citata agli inizi IV secolo a. C. Dominata da Siracusa e dai Romani, conquistata dagli Arabi nel IX secolo, visse il suo periodo di massimo splendore con i Normanni. Ruggero II volle la costruzione del grandioso Duomo e ridisegnò completamente la struttura urbana, cancellando la configurazione della città araba, che pure fu ricca e potente. Oggi, a ragione, Cefalù è una delle più celebri località turistiche dell'intera Sicilia; oltre alla straordinaria bellezza della costa e alla ricchezza di testimonianze storiche e monumentali, è situata all'interno del Parco delle Madonie, a breve distanza da fresche e incantevoli località montane.
Il ritmo vitale presente nella zona è certamente fuori dalla norma e presenta il fascino di altri tempi, dell'artigianato locale e della tradizione contadina millenaria. Il tutto è sapientemente unito al fascino e alla bellezza naturalistica della vegetazione che rientra nel Parco. Una città come Cefalù colpisce per il suo fascino dato dalla sua posizione eccezionale, dalla sua meravigliosa cattedrale romanica che emerge da un groviglio di stradine labirintiche e dai vari elementi medievali qui custoditi, a partire da quelli presenti lungo i pendii che vanno dalla Rocca a Corso Ruggero, zona comprendente ad esempio piccole ma suggestive strade ed archi che legano le varie costruzioni.
Oggi la città è un centro turistico-balneare ben attrezzato con villaggi turistici, alberghi e ristoranti, ma non va scordato tutto il suo passato storico davvero importante e ricco di riferimenti romani e soprattutto normanni, come non va scordata la sua forza di sapersi sempre aggiornare nel corso dei secoli in base alle varie esigenze del momento dandosi ogni volta un nuovo assetto urbanistico.

Diversi sono i reperti presenti nella zona ed attestanti, tra l'altro, proprio il periodo ellenistico-romano della località. Tra questi si possono citare innanzitutto le mura di fortificazione, il Tempio di Diana presente nella Rocca, i resti di alcune strade che colpiscono soprattutto per la loro ricca pavimentazione e che attualmente presentano una organizzazione urbanistica molto regolare e la presenza di vicoli medievali, la necropoli con numerose tombe, alcune delle quali monumentali, che abbracciano un periodo storico che va dal IV al I secolo A.C.. La cinta muraria di fortificazione che, nonostante la sua antichità, è ancora in un buono stato di conservazione e contribuisce a dare a Cefalù un aspetto di roccaforte inespugnabile. La sua struttura è completata dalla presenza di torrette e bastioni dei quali occorre citare i resti di una torre la cui parte inferiore è stata inglobata nella Chiesa della Madonna della Catena ed il bastione Marchiafava. La parte meglio conservata, anche grazie a lavori di ristrutturazione prolungatisi nei secoli, della cinta muraria di fortificazione è quella a nord dove si possono ammirare dei resti rinvenuti attraverso degli scavi archeologici. Altro aspetto della cinta muraria è la presenza della Porta Marina o Pescara la solitaria superstite delle storiche ed originarie quattro porte che interrompevano la cinta muraria stessa e che permettevano l'ingresso in città. Le mancanti porte d'accesso erano denominate "Porta Terra", "Porta d'Arena o d'Ossuna", "Porta della Giudecca". La superstite è costituita da un arco gotico e permette la visione di un bel panorama a ridosso sul mare.
Le strade sono ricordate principalmente per la loro pavimentazione molto ricca e della quale occorre ricordare quella d'età augustea presente sotto il Duomo cittadino e quella a ciottoli relativa al IV secolo A.C. sempre vicina al Duomo.L'attuale struttura viaria cittadina prevede una via principale, il corso Ruggero, che taglia in due la città e che offre al visitatore la possibilità di immergersi in due differenti sezioni cittadine, un quartiere medievale da una parte caratterizzato da un dedalo di viuzze e paesaggi ed un altro quartiere dalla conformazione viaria più regolare rispetto alla precedente. In una successiva ed ulteriore via attuale cittadina si può ammirare la già citata Porta Marina ed anche i resti di un antico lavatoio medievale, denominato comunemente " 'U Ciuni" [il fiume], utilizzato fino a qualche decennio fa e sulle cui origini si sta ancora discutendo perchè le sue probabili origini medievali non sono state provate in maniera certa. Scendendo dalle scale ricavate utilizzando la pietra lavica si entra in una stanza caratterizzata da un tetto molto basso ed una volta. All'interno si possono ammirare delle bocche presenti nelle pareti della stanza e che permettono l'accesso dell'acqua contenuta con difficoltà dal sito. Sotto la costruzione si ha la presenza di una sorta di cava che permette all'acqua di arrivare al mare. In prossimità del lavatoio si ha la possibilità di ammirare le terme conosciute col termine di "Il bagno di Cicero", espressione che dà anche il nome alla piazza adiacente. Da citare sono, poi, i resti di antiche abitazioni, e cioè degli ambienti riferibili ad almeno tre abitazioni molto antiche riconducibili al III-II secolo A.C.. L'importanza storica di questi ambienti è attestata ulteriormente dal ritrovamento in uno di essi di una sorta di giara contenente delle monete di bronzo risalenti alla fine del IV secolo A.C.. Tra gli altri reperti relativamente più recenti si può citare un pavimento musivo risalente alla fine del IV secolo A.C.. Esso presenta delle figure vegetali ed animali tra le quali spicca un colombo che beve direttamente dalla ciotola della vita eterna. Anche la necropoli ellenistica ha ovviamente la sua importanza storica provata dalla presenza di alcune iscrizioni. Parte delle iscrizioni ritrovate nella necropoli meridionale della città sono attualmente preservate nel già citato Museo Comunale Mandralisca
Altra dominazione subita dalla zona è quella araba iniziata nell'858 durante la quale la città fu annessa all'emirato palermitano e cambiò nome in Gafludi.Occorre arrivare alla successiva dominazione avvenuta con l'arrivo del nobile normanno Ruggero II - nel 1063 - per vedere rifiorire il nucleo urbano delle coste, evento che comunque portò delle notevoli modifiche urbanistiche ed organizzative del sito precedente, e per tornare allo splendore antico. È proprio grazie all'avvento dei Normanni che la città conobbe un periodo di maggiore splendore divenendo, ad esempio, centro vescovile, evento che comporta sempre dei privilegi economici e politici. Del passaggio normanno nel sito si hanno innumerevoli prove certe attestate, ad esempio, dal Duomo, o meglio, la Basilica-cattedrale arabo-normanna e l'Osterio Magno.L'Osterio Magno probabilmente fu la Residenza Imperiale di Ruggero II ed attualmente è stata restaurato e riaperto come luogo pubblico. Gli elementi architettonici e strutturali della residenza evidenziano l'evoluzione temporale che la costruzione ha subito. La struttura si compone, infatti, di due differenti parti divise dal tempo. La parte più antica è quella realizzata in pietra lavica e dorata e risalente alla fine del 1200. Una seconda e successiva parte della costruzione è costituita da una torre quadrangolare.
La città godette di una larga prosperità economica fino alla seconda metà del XII secolo, ma cominciò a decadere allorchè nell'isola scoppiarono le lotte civili, prima fra i sostenutori degli Svevi e quelli degli Angioini, poi di quest'ultimi con quelli frgli Aragonesi. Nell'imperversare delle contese, fu ripetutamente in balìa della famiglia Ventimiglia, una delle più potenti del regno.Fu afflitta da sanguinose discordie internet anche durante la lotta fra la regina vicaria Bianca di Navarra e Bernardo Cabrera (1410-1412).Con il rientro del demanio regio (1451) conobbe un rinnovato periodo di floridezza e acquistò rinomanza per il suo Studio di diritto fino al 1533, anno in cui la gelosa Catania ne ottenne la sospensione.Nei secoli successivi le vicende storiche di Cefalù si mescolano a quelle del resto di tutta la Sicilia.
Il Castello della Rocca è stato il centro di una controversia tra Federico II ed il Vescovo di Cefalù Arduino per la sua proprietà, controversia conclusa con la quasi totale vittoria della Chiesa. Successivamente il Castello fu anche la prigione di Carlo II e sotto Alfonso V D'Aragona fu venduto ai Ventimiglia e posteriormente comprato dal Vescovo Sarzana.La sua datazione storica è incerta perchè alcuni reperti di scavo si riferiscono ad una costruzione planimetrica relativa all'inizio del XIII secolo mentre la presenza di pierreali argentei fanno pensare ad una datazione lievemente successiva che si colloca verso la fine del secolo già citato. L'edificio si presenta a pianta rettangolare e con due torri ed i suoi resti sono protetti non solo dalla posizione strategica sulla Rocca occupata dal sito stesso, ma anche da una cinta muraria che li ingloba. Il Santuario di Gibilmanna è dedicato alla Madonna. Il nome del sito ha origine araba visto che si riferisce a "Gibel el Mann" - Monte della Manna - o "Gibel el Iman" - Monte della fede -. Già la sua posizione naturale, cioè sulle pendici di Pizzo S. Angelo e con una certa altitudine, nonchè la sua immersione in vari boschi costituiti da faggi, sugheri, olmi, castagni e frassini, conferisce al sito un discreto fascino. Pare che la sua origine sia abbastanza remota ed è ricondotta alla nascita delle comunità cenobitiche benedettine, costituzione determinata dal volere di Papa Gregorio Magno. Nel corso dei secoli il luogo sacro si è arricchito notevolmente grazie ai contributi importanti di altri ordini religiosi, passando nelle mani di Eremiti ed anche Frati Cappuccini. Ovviamente l'edificio sacro ha subito delle modifiche strutturali nel corso dei secoli e quelle più evidenti e massicce si riferiscono al periodo barocco. Al suo interno troviamo innumerevoli espressioni dell'arte figurativa a sfondo sacro, a partire dalla Cappella dedicata alla Madonna e risalente ai primi anni del 1600 e contenente un affresco bizantino dedicato alla "Madonna col Bambino". Il già citato Museo qui conservato ha il merito di aggiungere fascino storico e culturale a tutta la struttura ed offre la possibilità di ammirare paramenti sacri, attrezzi ed opere realizzate utilizzando materiali poveri. Tra gli altri reperti qui conservati ricordiamo anche delle opere relative ai luoghi di lavoro e le varie officine dei Cappuccini. Si possono ancora ammirare reperti etno-antropologici testimonianti l'arte del "fai da te" sfruttata anche dai frati e rappresentante lo spirito francescano semplice e povero ed inoltre dei quadri da considerare soprattutto come una discreta documentazione storica relativa ai personaggi artefici della storia di Gibilmanna e soprattutto dell'ordine religioso. Per darne qualche esemplificazione, possiamo citare il quadro rappresentante frate Sebastiano, il fondatore del Monastero presente in questo sito ed anche quello dedicato a San Francesco e Santa Chiara.





 

 
 

LA STORIA

DA VISITARE

RISTORANTI

ALBERGHI

LE SPIAGGE

DIVERTIMENTO

 

 

 
  
 Cefalù, Tempio di Diana  
 Cefalù, antico lavatoio
 
  Parco delle madonie
 
 Cefalù, tramonto
 In questo Museo, come si è già detto, si respira un'aria di umiltà e di povertà che rispecchia il rinomato spirito francescano, per cui non deve meravigliare l'assenza di opere di artisti illustri o la presenza di particolari iscrizioni ed opere autografate. Il Museo destinato a ricoprire il ruolo di custodia delle varie opere permette la fruizione del patrimonio artistico proveniente dalle sedi conventuali cappuccine ed è intitolato a Frà Giammaria di Tusa, vissuto nel XVI secolo.
Altro discorso merita il Museo Comunale Mandralisca, situato proprio di fronte il Santuario del quale si è appena parlato. Esso è stato fondato il secolo scorso, in funzione dell'omonima Fondazione Culturale e grazie alle donazioni dei reperti artistici e storici effettuate da Enrico barone di Mandralisca. Esso prevede la presenza di varie sezioni, la Biblioteca, la Pinacoteca, Le sezione archeologia, la Numismatica e la Malacologia. I reperti qui conservati hanno una certa importanza e vanno da un'iscrizione funeraria in greco databile nel I secolo A.C. ad una discreta collezione numismatica che preserva varie monete riferibili alle varie città-stato isolane ed altre relative a Cefalù e Lipari. La ricchezza storica del Museo è determinata anche, come si è detto, dalla presenza di una forte biblioteca, dove l'aggettivo si riferisce ad una numerosa presenza di libri che hanno un notevole interesse non solo culturale ma anche storico visto che è possibile contemplare anche delle cinquecentine ed due incunaboli. Forse l'opera più famosa qui preservata e meritatamente ricordata e citata ovunque è un dipinto realizzato da Antonello da Messina e denimonato "Ritratto di Ignoto". Occorre citare che la Pinacoteca che raccoglie questa importante opera d'arte è molto ricca e le opere in essa preservate abbracciano un periodo storico che va dal XV secolo al XIX. La sezione archeologica inclusa in questo Museo presenta dei reperti ritrovati dagli scavi effettuati in gran parte nel territorio che circonda la città di Cefalù e nelle isole Eolie. Altro reperto qui conservato che merita la menzione è il "Cratere del Venditore di tonno" realizzato utilizzando la tecnica "a figure rosse".
Qui rigorosamente si deve parlare del Monumento più importante della città, il Duomod'origine normanna. Secondo la leggenda che è tramandata, il nobile Ruggero II ne ordinò la costruzione per ringraziare Dio che lo salvò da una tempesta facendolo approdare a Cefalù. Come sempre, quando si parla di simili storie, procedere con cautela è estremamente necessario perchè i dubbi sono sempre in agguato. In effetti i Normanni vanno ricordati ed apprezzati per aver contribuito ad un notevole sviluppo delle arti figurative e delle costruzioni in tutta l'isola, ma qui stupisce, a parte la leggenda qui menzionata, la mancanza di notizie sulle motivazioni economiche e politiche che abbiano portato il nobile Ruggero a scegliere questa città, certamente una delle più piccole da lui dominate e lontana dalla capitale del suo regno, per costruire questa imponente Cattedrale che certamente non sfigura in mezzo elle altre edificate durante tutta la dominazione normanna in Sicilia. Di questa superba costruzione fondata nel 1131 colpisce innanzitutto la sua massiccia figura quasi di fortezza accentuata dai due torrioni presenti nella facciata e dalla stessa imponenza della struttura che domina tutta la zona circostante. Essa nasce in un'area già precedentemente urbanizzata, come è stato già menzionato accennando al mosaico ed i reperti relativi ad una strada d'origine romana qui ritrovati grazie a degli scavi archeologici. Per comprenderne l'imponenza paesaggistica, occorre ricordare che esso domina tutta la città vecchia ed è racchiuso tra un orizzonte marino e la montagna dalla natura selvaggia che si delinea in lontananza su di esso. Tutta la scienza architettonica presente all'epoca della sua costruzione è coinvolta nella sua edificazione: alcune influenze risalgono alle regioni megrebine egiziane mentre il progetto prevede una certa convivenza tra l'originaria architettonica islamica ed una successiva organizzazione strutturale e soprattutto iconoclastica e liturgica bizantina. Dopo la morte del nobile Ruggero II, la chiesa subì inevitabilmente una fase di decadimento e la conseguente dimenticanza del volere del suo mecenate di renderla un pantheon normanno, ma fortunatamente essa non ha perso, nel corso dei secoli che separano la sua edificazione originaria dai tempi moderni tutto il suo fascino e bellezza, anche se da alcuni piccoli dettagli si evince che la sua struttura originaria non fu mai completata. Delle fasi successive riguardanti la costruzione ricordiamo, ad esempio, l'adozione del sistema decorativo a mosaici nell'abside. Iniziando una accurata analisi della costruzione, non si può fare a meno di cominciare dalla sua struttura esterna, la facciata, preceduta da un terrazzo quadrato detto "turniale" ed incastonata tra due forti torri quadrate che le conferiscono una struttura fortificata ed a loro volta un po' sfoltite dalla presenza di bifore e monofore e completate da una cuspide merlata. Questa similitudine con una fortezza è alimentata anche dalla presenza di una merlatura nella sua parte meridionale ed i frequenti cunicoli e passaggi che collegano le varie parti dell'edificio. La facciata è poi completata dalla presenza della Panittera, che offre delle finte loggette ed una finestra ogivale centrale, e dal portico realizzato da Ambrogio da Como e che presenta tre archi con volte a costoloni e sorretti da colonne. Tale portale fu realizzato nel XV secolo. Questo unico e superbo portale è arricchito dalla presenza di intagli in marmo bianco ed aveva l'originaria funzione di proteggere le pitture laterali custodite dalla Porta Regnum.
La costruzione della facciata terminò nel 1204. Passando all'interno della chiesa, si deve cominciare parlando della sua forma a croce latina e della sua suddivisione in tre navate incastonate tra delle colonne e capitelli in stile siculo-normanno. Il transetto ha una elevazione maggiore rispetto alle navate, anche se il progetto originario prevedeva una altezza ancora maggiore. Nel presbiterio sono evidentissimi gli splendidi mosaici che degnamente assumono il ruolo più ricordato e rappresentativo della chiesa e dei quali spicca la figura decisamente più imponente, il Cristo Pantocratore presente nel catino absidale e che ha una mano benedicente e l'altra che regge il Vangelo aperto in una pagina specifica contenente la frase rinomata che individua il Cristo come la luce di riferimento per i suoi seguaci. La sua rappresentazione è simile a quella di altre chiese isolane, come ad esempio quella di Monreale. Tra gli altri mosaici incastonati nel presbiterio della chiesa ricordiamo la Vergine orante al centro di quattro arcangeli, ed ancora figure di Apostoli, Evangelisti, Profeti e Santi. Si possono ammirare, inoltre, dei personaggi che parlano della regalità ed altri che parlano di sacerdozio. Tutti i personaggi biblici qui citati portano anche delle iscrizioni in greco ed il latino che ne indicano il nome. Infine, nella crociera sono presenti le raffigurazioni di quattro Cherubini e quattro Serafini. I vari mosaici, con datazione riferibile al 1148 - com'è attestato da una epigrafe qui presente -, furono egregiamente eseguiti da artisti bizantini che seppero unire questa antica tradizione decorativa orientale con un riferimento logistico differente e di chiaro richiamo nordico. Logicamente la Basilica-Cattedrale presenta anche altre rappresentazioni delle arti figurative aventi temi sacri e che meritano certamente la menzione. Citiamo l'affresco del XV secolo dedicato alla "Madonna col Bambino", vari monumenti funerari incastonati nell'aula basilicale attualmente in restauro, una "Madonna col Bambino" realizzata da Antonello Gagini nel 1533. Ricordiamo, poi, gli stucchi neoclassici visibili nella Cappella del SS. Sacramento, unico esempio di questa decorazione che prima ricopriva altre parti della chiesa e dalle quali è stata rimossa a causa di lavori di restauro. Comunque, la presenza di questi pochi resti di altri stili decorativi testimoniano la lunga vita della Cattedrale e di come essa fu adattata ai suddetti cambiamenti stilistici e nel gusto popolare che avvennero nel corso dei secoli.





 
Cefalù, porto
 
Cefalù panoramica
 
Cefalù, Duomo  
Cefalù, la spiaggia
 
Cefalù, S.Caterina Villarmosa
 
Cefalù, S.Biagio


Le chiese minori La bellezza di Cefalù non comprende solamente quanto visto fino ad ora, ma anche altri monumenti sacri forse meno conosciuti rispetto alla Cattedrale Normanna della quale si è parlato in precedenza, ma certamente sempre meritevoli. Su queste Chiese si hanno varie informazioni che aggiungono importanza storica alla città. La Chiesa di S. Biagio, Vescovo e Martire, ha una struttura nata dalla fusione di un'omonima Chiesa con quella dedicata ai Ss. Crispino e Crispiniano, ma sulla sua origine temporale si hanno pochi elementi certi, a parte alcune notizie relative al fatto che tale costruzione originaria sia stata determinata dalla abolizione di un'altra chiesa situata a qualche chilometro di distanza nei primi anni del 1500.La Chiesa si trova a poca distanza dal famoso Lavatoio già citato e presenta una cappella con tetto a capanna, un prospetto architettonico molto semplice che riporta un unico portale sovrastato da una finestra ad arco.Al suo interno sono visibili un altare conservato in un piccolo ambiente ed un affresco raffigurante la Vergine. La Chiesa ha innanzitutto un valore sacro e devozionale perchè preserva delle reliquie del Santo al quale è dedicata. Anche della Chiesa dedicata a S. Sebastiano si hanno poche informazioni certe relative alla sua edificazione, anche se sulla vecchia facciata si leggeva l'iscrizione relativa al 1523. La struttura sacra è completata dalla presenza di un Convento di S. Maria del Monte Carmelo. La chiesa si ricorda soprattutto per la sua semplicità. La sua caratteristica principale è la presenza, al suo interno, di quattro nicchie contenenti delle immagini sacre dedicate a San Sebastiano, S. Teresa, S. Giuseppe ed un Crocifisso ligneo ed una tela raffigurante La Madonna del Carmelo circondata dal profeta Elia e S. Alberto. Altra Chiesa cittadina è quella dedicata a S. Oliva edificata nel 1787 vicino all'omonimo torrente. La Chiesa è molto semplice e presenta un prospetto molto umile contenente un portale con arco a tutto sesto ed alla quale si accede salendo da uno scalino che conserva l'iscrizione relativa alla data di edificazione della chiesa. Anche il suo interno è molto semplice, ad una sola navata, che va ricordato per la presenza di due affreschi, il primo dedicato a S. Oliva Vergine e martire e l'altro dedicato alla Vergine Addolorata.

Le Origini
Sulle sue origini si sta ancora discutendo, ma pare che la città sia originata verosimilmente da un centro indigeno che si sviluppò grazie ai contatti con le varie popolazioni che a partire dal V secolo A.C. dominarono economicamente e politicamente le zona.In questa famosa città siciliana si possono ammirare innumerevoli reperti archeologici come i ruderi di un vecchio castello, il Duomo famoso per i suoi mosaici, il Palazzo Mandralisca, sede dell'omonimo Museo e custodia di pregiate opere d'arte e, sulla rupe che sovrasta l'abitato si trovano i resti di un santuario megalitico, detto Tempio di Diana, che risale al IX secolo a.C. e che, insieme ad altri documenti di vita preistorica attesta la presenza di un insediamento nel luogo già in epoca pre-ellenica.

Scavi ben orchestrati hanno permesso di ricostruire la storia cittadina sin dalle sue remote origini quando il centro era chiamato, come si è già detto in precedenza, Kephaloidion ed aveva contatti con i centri ellenistici dell'isola, ma anche nel suo periodo medievale e moderno. Tali scavi hanno permesso di attestare la presenza umana nel sito già dalla preistoria. I pochi ma interessanti reperti più antichi da considerare sono stati rinvenuti prevalentemente nelle grotte "delle colombe" e "delle giumente" e nella cisterna dolmenica inclusa nel Tempio di Diana e relativa al IX secolo A.C.. Del Tempio di Diana qui si possono dare dei cenni riferibili alla possibile costruzione originaria dell'edificio stesso che, pare, sia stato realizzato all'atto dell'impianto del frourion e successivamente restaurato. Pare che la sua costruzione è databile al V secolo A.C.. Il suo ruolo religioso svolto nel corso degli anni è attestato dalla presenza di vari reperti relativi a Chiesette bizantine. La sua struttura è detta megalitica e presenta attualmente una forma poligonale a grossi blocchi, vari ambienti ed un corridoio che conduce all'unico accesso con architrave monolitico. Gli studi dei documenti storici attestano che nel 396 A.C. gli abitanti della fortezza di Kephalodion si allearono con il generale cartaginese Imilcone. Successivamente, allorchè l'espansione cartaginese in Sicilia fu arrestata da Dionigi il Vecchio, Cefalù cadde in mano di Siracusa.Dopo alterne vicende, durante la prima guerra punica, fu conquistata, nel 254 A.C., dai Romani che le cambiarono anche il nome in Cephaloedium. Sotto la dominazione romana, però, la città non conobbe un periodo di crescita, ma fu invece ridotta allo stato di civitas decumana. Con l'avvento di Augusto Cefalù divenne città stipendiaria, ma occorre sempre tener presente lo stato di sudditanza e di scarsa importanza mantenuta dalla città in maniera costante durante questo periodo.Con la caduta dell'Impero Romano d'Occidente la città indietreggiò notevolmente, nel senso fisico proprio del termine visto che la sede urbana costruita precedentemente lungo le coste andò progressivamente in rovina per dare spazio alla nascita di un nuovo sito urbano nella Rocca.

 Un discorso più approfondito merita la Chiesa dedicata a Maria SS. della Catena o dell'Addoloratela la cui edificazione fu ultimata nel 1780. Circa dieci anni dopo fu edificato il Collegio dell'Addolorata che doveva ospitare delle donne in stato di bisogno, attività che comunque non fu svolta per molto tempo e che riprende quella svolta in precedenza dalla Comunità della S. Vergine Addolorata che era collegata con la chiesa dedicata a Santa Maria del Borgo. La Chiesa presenta un prospetto settecentesco noto per la loggia sorretta da dei pilastri ed affiancata da due nicchie contenenti due statue litiche. Una terza nicchia ospita la statua dedicata alla Madonna. Il quadro esterno della struttura è completato dalla torre campanaria che prevede la presenza di due orologi installati alla fine del 1800, evento che comportò alcune modifiche della struttura della torre stessa per permettere, appunto, l'installazione degli ingranaggi degli orologi. Il suo interno presenta un impianto molto semplice con una sola navata e senza abside e transetto e ricordato soprattutto per la presenza di una statua dedicata a S. Espedito ed una edicola dedicata a San Rocco, il Santo tutelare della città. L'attuale Chiesa del Purgatorio occupa uno spazio che in precedenza ospitava vari immobili, tra i quali occorre ricordare la Cappella dedicata a S. Margherita e la Chiesa di S. Stefano. La struttura di questo ambiente sacro è uno dei pochi esempi del barocco cittadino e presenta un prospetto arricchito dalla presenza di figure di anime purganti, cornici e maschere. All'interno di questa struttura sacra sono preservati la Cappella del Crocifisso e di S. Pietro Apostolo che ospita a sua volta la statua dedicata alla Madonna Addolorata.

La presenza in città di una Chiesa dedicata a S. Giorgio è attestata da vari documenti storici, anche se nel 1648 tale costruzione sacra fu intitolata a S. Leonardo ed aggregata alla "Casa delle Orfanelle Riparate", come si può apprendere da una lapide commemoratici dell'evento. Dell’originaria Chiesa ruggeriana resta solo un portale principale occluso che colpisce per la sua struttura architettonica e figurativa che prevede la presenza di un arco a sesto acuto incluso in una raggiera di conci a ghiera. Il suo interno è semplicissimo e presenta una struttura ad aula la cui parte più interessante è certamente quella riservata al coro.